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IL COMITATO S.MICELI RICORDA IL COMPIANTO FRANCO PERROTTA

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La testimonianza di Natale Santoro per il consigliere comunale scomparso nei giorni scorsi
«Macondo ha Cent’anni di solitudine e ne avrebbe altri mille se Gabriel Garcia Màrquez non l’avesse fatta vivere, se non avesse dato luce e colori al grigiore, alla noia che impregna i luoghi estremi, remoti dove solo il trascorre lento ma inesorabile del tempo indica che qualcosa si muove mentre tutto il resto rimane appiattito, immutato, lontano».
A parlare è Natale Santoro del Comitato di quartiere S. Miceli di Paola, in un ricordo del compianto Franco Perrotta, consigliere comunale e capogruppo del Pdci, nonché abitante della piccola contrada a nord della città, prematuramente scomparso a causa di una malattia.
La memoria volge al passato quando S. Miceli, prima di Franco Perrotta, nella solitudine ci viveva da molti più anni che i cento di Macondo. Difficile per tanti, anche paolani, conoscere che oltre il Santuario sulla vecchia S.S. 18 ad un certo punto vi è un gruppo di case, una contrada, che tira avanti dignitosamente, ma stenta con il lavoro della terra, fa sacrifici enormi e non riesce a decollare. Il boom economico investe l’Italia, gli elettrodomestici entrano nelle case, le macchine cominciano a circolare, si vedono nuovi vestiti e scarpe, si compra la roba da mangiare. Il mondo cambia e qui, in questa contrada, sola che neppure esiste cosa fare? Via allora alla emigrazione, allo svuotamento della campagna, ai “divorzi all’italiana”, (mogli a lavorare l’orto e crescere figli e mariti emigrati in Germania, Francia, Belgio, ecc. ecc.) a cercare di non perdere l’occasione e il treno dell’economia che tira. «È proprio allora, 21 anni fa, che un bagliore una luce balena nel grigiore della solitudine: istituire un Comitato di quartiere? È Franco Perrotta che propone e tutti raccolgono con un entusiasmo l’invito, tutta la comunità risponde nessuna famiglia allora esclusa. «Franco era così, carismatico, trascinatore, sapeva creare intorno a se grande consenso per la forte carica umana, per essere uno di noi, come noi. Quattordici soci fondatori e lui primo Presidente» racconta Santoro. «Ma oltre alle cariche oltre l’ufficialità degli statuti, il consenso plebiscitario all’idea alla voglia di riscatto di una realtà per troppi anni di solitudine e di dimenticanza». S. Miceli ora vive, grazie a chi oggi non c’è più, ma resta impresso nei nostri cuori e nelle nostre menti, a Paola sanno che vi è una contrada alla periferia nord della città del Santo.

DA CALABRIA ORA DEL 6 MAGGIO 2006
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